I paesi post-industrializzati, tra cui l’Italia, sono caratterizzati da un altissimo tenore di vita della popolazione, eppure a questo non corrisponde un livello altissimo di felicità.

Il benessere materiale è una cosa, ma la felicità è tutta un’altra faccenda!

Se potessimo misurare il ‘tenore di vita interiore’ così come misuriamo la ricchezza di una popolazione, forse ci accorgeremmo che nei nostri Paesi super-avanzati, super-ricchi e super-tecnologici esso è addirittura più impoverito che altrove.

Sappiamo infatti che una volta raggiunto quel livello di benessere materiale minimo per soddisfare i bisogni fondamentali (cibo sicuro e sufficiente, alloggio confortevole, cure mediche adeguate), l’aumento della ricchezza non corrisponde più in modo proporzionale ad un aumento della felicità delle persone.


Imparare a gestire lo stress, si è detto, è un passo di importanza fondamentale per mantenere l’equilibrio individuale.

Ma il fatto di mantenere l’equilibrio non ha nulla a che vedere con il fatto di essere felici!

Ecco perché il passo successivo è quello di estendere il nostro orizzonte ad una visione più ampia: cercare l’atteggiamento vincente con cui porci nei confronti di noi stessi, del nostro futuro e del mondo che ci circonda, in modo da massimizzare il nostro livello di felicità.


Essere felici significa anche stare bene fisicamente, perché innesca il circolo virtuoso felicità-benessere: quando siamo tranquilli e in pace con noi stessi ed abbiamo un atteggiamento sereno e positivo nei confronti della vita, per il nostro corpo è molto più facile mantenersi in buona salute e non ammalarsi, o comunque reagire prontamente e guarire rapidamente dalle malattie. E d’altra parte, quando ci sentiamo in forma è molto più facile essere felici.


“Positive psychology” è un termine coniato dai ricercatori americani per indicare quella disciplina che si occupa di studiare la felicità degli individui per aiutarli a lavorare ad una sana personalità, eliminando i sentimenti negativi e valorizzando invece quelli positivi.

La psicologia positiva parte dal presupposto che il concetto di felicità, come anche di qualità della vita e di benessere, non sono concetti assoluti che si possono misurare in modo oggettivo (attraverso indicatori come il reddito, piuttosto che il successo professionale, o anche la salute fisica), ma sono concetti relativi che dipendono dalla percezione di ciascun individuo nei confronti di sé stesso e del mondo che lo circonda.

Da questa percezione soggettiva dipendono però in modo molto concreto non solo l’equilibrio psichico, ma anche lo stesso benessere fisico di ogni individuo (pensiamo al classico esempio della persona depressa che tende ad ammalarsi più facilmente e ha più difficoltà a guarire).


Per questo, concentrarsi sull’approccio positivo non significa solamente imparare ad essere persone più calme ed equilibrate, ma in definitiva consente di aumentare il proprio livello di benessere e di felicità, e quindi anche di successo nella vita.

Non per niente gli insegnamenti di psicologia positiva riscuotono crescente successo tra i professionisti che ricoprono incarichi dirigenziali e gestionali di grande impegno e responsabilità, e figurano ormai regolarmente nei curricola delle più prestigiose università al mondo. Ad Harvard il corso di Positive Psychology lanciato da Tal Ben-Shahar è il più frequentato in assoluto, e la University of Pennsylvania, sotto la guida di Martin Seligman, ha addirittura istituito un Master of Applied Positive Psychology ormai affermato a livello internazionale.


“Felicità” è una parola che può avere molti significati diversi, perché può realizzarsi a livelli diversi. Il primo livello di felicità è quello che potremmo definire felicità materiale, che deriva dal possesso di beni materiali. Come abbiamo già osservato, tuttavia, una volta soddisfatti i bisogni primari l’aumento della ricchezza non è più proporzionale all’aumento della felicità: se è evidente che un africano indigente senza cibo né casa sarebbe molto più felice avendo di che saziarsi e un tetto sotto cui dormire; non è altrettanto matematico che un individuo di classe media residente in un paese consumista come il nostro sarebbe felice il doppio se da un momento all’altro il suo reddito raddoppiasse.


Un secondo livello potrebbe essere definito felicità del piacere, quella felicità cioè generata da sentimenti ed emozioni che derivano dalle esperienze divertenti, piacevoli ed emozionanti, dagli svaghi e dalle distrazioni.  

In pratica, quello che si usa definire ‘godersi la vita’: passare una serata in piacevole compagnia, gustare un ottimo pranzo,  dedicarsi al proprio hobby preferito, assistere ad film divertente, flirtare con il partner, fare un bel viaggio…

Sono tutte possibili occasioni di incrementare il proprio livello di felicità, per quanto si tratti di una felicità limitata nel tempo e poco duratura una volta che l’esperienza si esaurisce.


Su un altro livello troviamo una felicità dell’impegno, che si raggiunge quando un’attività ci assorbe completamente e abbiamo la percezione di essere impegnati in qualcosa di importante, di utile o di creativo e che ci riesce particolarmente bene.

La soddisfazione nello svolgere efficacemente un lavoro stimolante e nel raggiungere gli obiettivi prefissi genera spesso questo tipo di felicità.


Su un livello ancora superiore troviamo la felicità del significato, ossia quel senso di appagamento e arricchimento che deriva dal partecipare o contribuire a qualcosa il cui significato va al di là della sfera personale e coinvolge sfere più elevate quali la società, l’ambiente, la tradizione. Ne sono esempi aiutare il prossimo, partecipare ad un’attività di volontariato, impegnarsi attivamente per sostenere un’organizzazione, difendere l’ambiente e così via.


Sul livello più elevato di tutti troviamo infine la felicità spirituale, che trascende la dimensione materiale e si realizza attraverso l’appassionata professione di un credo religioso oppure attraverso pratiche di meditazione profonda e distaccamento dalla sfera materiale. Gli individui che trovano la propria felicità nella dimensione spirituale scoprono che essa è infinitamente più stabile e potente, tale da far passare del tutto in secondo piano le altre forme di felicità che abbiamo esaminato in precedenza.



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La psicologia positiva